Il gran freddo di questi giorni mi ha riportato alla mente un episodio accaduto durante la mia adolescenza.
Passeggiavo, tutta infreddolita, per le vie del centro di Livorno, quando vidi una scena che mi commosse molto.
Un signore anziano, con, davanti a sé, una ciotola con pochi spiccioli dentro, stava seduto per terra, e al suo fianco c'era un bellissimo cane lupo, probabilmente non meno anziano del suo padrone. Il cane, nonostante la vita di strada, aveva il pelo lucido e folto, lo sguardo contento e non dava per niente segnali di stress. Visto, però, il freddo pungente, tremava un po’.
Appena il suo padrone se ne accorse, si alzò in piedi e fece una cosa che non dimenticherò mai: nonostante sotto indossasse soltanto una maglia, si sfilò il maglione di lana (che era l’unica cosa calda che avesse, visto che non portava neanche un giaccone!).
Io confesso, ahimè, che in quel momento pensai che fosse un po’ pazzo o magari ubriaco, e mi venne istintivo allontanarmi. Quel che vidi un secondo dopo mi fece però capire che mi ero sbagliata, e della grossa!
Il clochard arrotolò il maglione, poi inserì una mano (enorme, oltretutto, visto che sarò stato alto almeno un metro e novanta!) in una manica: con l’altra, prese delicatamente una zampetta del cane e la infilò nella manica del maglione, poi fece lo stesso con l’altra zampa.
Il cagnone, evidentemente abituato, abbassò la testa, perché il padrone potesse finire di infilargli il maglione, che poi, con un’energica scrollata, riuscì a far distendere sulla schiena. Alla fine di quest’operazione, il quadrupede si acciambellò per terra e cominciò a dormire, mentre il padrone, infreddolito e tremante, si rimise a sedere di fianco.
Confesso che mi scese una lacrimuccia.






