funzionava così:
Era inverno, fuori il tempo era uggioso e grigio, una pioggerellina solo fastidiosa scendeva da tempo; non impediva alla gente di vivere lavorare, viaggiare, ma quando si usciva dalla porta di casa faceva venire voglia di tornare indietro, ficcarsi sotto le coperte con un bel te', e finire il giallo, che si era iniziato la sera prima.
Raissa aveva il pancino bello pienotto, non mangiava tanto, ma il cibo era sempre pronto, disponibile, fresco, e ogni giorno c’era la sorpresa di cosa avrebbe preparato la mamma.
I caloriferi erano stati acceso, l’inverno stava arrivando, e il caldo saliva nella rampa delle scale, entrava nelle camere da letto, rendendole posti meravigliosi.
In fondo al corridoio c’era la sua stanza dei giochi, con il calorifero proprio sotto la finestra, un cestino grande , e dentro il cuscino rosso, soffice soffice, e ben pulito dai peluzzi.
La bella con la sua andatura sinuosa, elegante, delicata , leccandosi i baffini, si avvicinava al cesto, pregustando qualche calda oretta di sonno ristoratore, per prepararsi fisicamente al secondo assalto quotidiano alla pappa.
Era una gioia vederla entrare nel cesto, girare in tondo, su se stessa, poi abbassare il culetto con aria circospetta, stendere le zampine, e formare un cerchio perfetto.
Poi la testina, con un grande sbadiglio stampato sopra, si abbassava a chiudere il cerchio, un gran sospiro si alzava dal suo cuoricino, delle fusa appena appena percettibili, si sentivano, e finalmente lei si abbandonava al giusto sonno, per la fatica di vivere.
Nel silenzio generale, che rispettava la sua scelta, si sentivano dalle scale i rumori che delle unghie, leggermente più forti delle prime, facevano nel salire velocemente; prima appariva una testina grigia, poi degli occhioni giganti ed innocenti, qualche baffetto sparuto e una creatura snella si avvicinava furtivamente, ma sicura alla bella addormentata nel bosco.
Dopo qualche secondo, gli occhietti chiusi si aprivano dolcemente , e uno sguardo d’amore si posava sul nuovo arrivato
Egli con piglio sicuro, dava una piccolissima leccatina al capino della dormiente, che immediatamente veniva scossa da brividi di piacere.
Altre due o tre leccatine venivano velocemente date, poi Rosenkranz , il cavaliere senza macchia e senza paura testé giunto, ficcava la prima zampina nel cesto, poi con calma ponderata ficcava la seconda
Nel frattempo la non più addormentata, cominciava a leccare il fratellino, dolce, dolce, aggiungeva vigore e praticamente dava al maschietto una bellissima pulizia, come avrebbe fatto una madre amorosissima.
Le zampette posteriori del maschio entravano anch’esse nel cesto, e il culetto di Raissa si spostava, sempre di più, poi Rosenkranz era tutto nel cesto, e la bella morettina cominciava a doverne uscire.






